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Principi delle Comunità Economiche Autosufficienti

Un’economia locale, cooperativa, equa e sostenibile

Le Comunità Economiche Autosufficienti (CEA) promuovono reti territoriali tra produttori, cooperative, artigiani, attività di prossimità e consumatori. Il loro scopo è rafforzare la capacità delle comunità di rispondere ai propri bisogni, ridurre le dipendenze fragili e distribuire in modo più equo il valore generato dall’economia.

Questi principi orientano la costruzione, le attività e lo sviluppo delle CEA.

1. L’economia al servizio delle persone e dei bisogni reali

La dignità della persona, il soddisfacimento dei bisogni reali, la qualità della vita, il bene della comunità e la tutela dell’ambiente vengono prima della massimizzazione del profitto.

Le CEA operano per rendere i beni e i servizi essenziali più accessibili, sostenendo nello stesso tempo la dignità del lavoro e la continuità economica di chi li produce.

2. Autosufficienza aperta e radicamento territoriale

Ogni territorio dovrebbe rafforzare, per quanto ragionevole e sostenibile, la propria capacità di produrre ciò che serve alla comunità utilizzando risorse, competenze e attività locali.

Ciò che non può essere prodotto localmente deve poter essere scambiato con altri territori in modo equo. L’autosufficienza è aperta: riduce le dipendenze evitabili e costruisce un’interdipendenza più stabile e responsabile.

È parte della comunità chi vi partecipa stabilmente e ne condivide responsabilità e futuro, indipendentemente da origine, nazionalità, genere, convinzioni o altre caratteristiche personali.

3. Cooperazione, autonomia e beneficio comunitario

Le CEA favoriscono la collaborazione tra piccoli produttori, cooperative, imprese partecipate dai lavoratori, artigiani, professionisti, attività commerciali di prossimità, consumatori e altri soggetti del territorio.

Ogni partecipante conserva la propria autonomia. La cooperazione può riguardare acquisti, servizi, conoscenze, strumenti, trasformazione e distribuzione quando genera un beneficio concreto per chi partecipa e per la comunità.

4. Produzione orientata ai bisogni

Le CEA promuovono un coordinamento progressivo tra bisogni della comunità, capacità produttiva e disponibilità delle risorse. Lo scopo è ridurre eccedenze, carenze, sprechi e rischi, offrendo a produttori e consumatori informazioni più affidabili.

Questo coordinamento parte dal territorio, usa dati comprensibili e verificabili e mantiene volontaria la partecipazione alle scelte condivise.

5. Filiere trasparenti e prezzi equi

La formazione del prezzo deve essere comprensibile. Un prezzo equo deve considerare costi effettivi, lavoro dignitoso, sicurezza, responsabilità ambientale, continuità dell’attività, investimenti necessari, rischio e un margine proporzionato alla funzione svolta.

Le CEA riconoscono le intermediazioni che forniscono un servizio reale e riducono quelle superflue o opache. Un prezzo equo cerca un equilibrio verificabile tra accessibilità, continuità della produzione e remunerazione del lavoro, escludendo sfruttamento, cartelli e rendite prive di utilità per la filiera.

6. Lavoro dignitoso, correttezza e legalità

Le attività che partecipano alle CEA devono rispettare i diritti, la sicurezza e la dignità delle persone coinvolte. Lavoro irregolare, retribuzioni indegne, discriminazioni, informazioni false e trasferimento abusivo dei rischi sui soggetti più deboli sono incompatibili con questi principi.

I rapporti economici devono essere improntati a integrità, responsabilità, correttezza e rispetto delle regole comuni.

7. Responsabilità ambientale e circolarità

Le risorse naturali hanno limiti e tempi di rigenerazione. Le attività economiche devono considerare i propri effetti sull’ambiente, sugli esseri viventi e sulle generazioni future.

Le CEA favoriscono produzioni stagionali e diversificate, uso efficiente di energia, acqua e materie prime, tutela del suolo e della biodiversità, riduzione degli sprechi, riuso, riparazione, riciclo e valorizzazione responsabile di scarti e sottoprodotti.

La vicinanza geografica, da sola, non rende sostenibile un prodotto: contano anche metodi di produzione, durata, trasporti, uso delle risorse e impatto dell’intera filiera.

8. Qualità, sicurezza e tracciabilità

Prodotti e servizi devono essere accompagnati da informazioni chiare e veritiere su origine, caratteristiche, disponibilità, prezzo e modalità produttive.

Le dichiarazioni dei partecipanti devono essere distinguibili dalle certificazioni effettivamente verificate. Qualità, sicurezza e tracciabilità vanno perseguite secondo responsabilità definite e regole trasparenti.

9. Partecipazione, responsabilità e verifica

Le decisioni devono essere prese il più vicino possibile alle persone direttamente coinvolte, con competenze e responsabilità dichiarate, informazioni accessibili e possibilità di verifica.

Le regole di partecipazione, i criteri di ammissione, i conflitti d’interesse e le procedure decisionali devono essere trasparenti. La tecnologia può sostenere questi processi, ma non sostituisce la responsabilità umana e la governance della comunità.

Metodi e strumenti devono poter essere corretti alla luce dei risultati e adattati alle condizioni del luogo e del tempo, mantenendo fermi i principi.

10. Conoscenza, innovazione e consumo responsabile

Conoscenze, competenze e innovazioni devono essere condivise nella misura utile a rafforzare le persone e il territorio, nel rispetto dei diritti e del lavoro di chi le produce.

La tecnologia deve ridurre la fatica, migliorare sicurezza e qualità, usare meglio le risorse e favorire la partecipazione. I consumatori contribuiscono scegliendo in modo consapevole, evitando sprechi e riconoscendo il valore del lavoro e delle relazioni economiche locali.

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